APPELLO E PETIZIONE DA FIRMARE PER LA PACE ED IL CAMBIAMENTO IN MALI

L’Associazione Solidarité Nord-Sud ONLUS è impegnata a sostenere la Pace ed il cambiamento in Mali nell’ambito dei suoi obiettivi statutari.
 

L’Associazione sostiene in particolare in questo momento il popolo del MALI nel processo di risoluzione della crisi in corso in quel Paese amico e che ama tanto più per la sua grande storia e cultura. L’Associazione ritiene che suo compito sia – in quanto associazione italiana e, dunque europea, - quello di stimolare e sostenere un cambiamento che vada contro le discriminazioni nel rapporto tra Nord e Sud del mondo vera e primaria causa dei conflitti, della povertà, insicurezza e corruzione.
 

In questo contesto ha cercato di promuovere ed informare l’opinione pubblica italiana sugli eventi che si succedevano nel Paese anche e sopratutto attraverso le parole e gli scritti di intellettuali ed appartenenti alla società civile e politica maliana dapprima pubblicando molti documenti sul proprio sito e mettendoli a disposizione della stampa e degli utenti, poi elaborando un testo (libro)  che ha diffuso e continua a diffondere ed organizzando alcuni eventi protesi sempre all’informazione ed alla sensibilizzazione sulla necessità ed urgenza del ritorno della Pace e del cambiamento (Mostre, conferenze, video, concerto etc....);


INVITA A SOTTOSCRIVERE IL PRESENTE APPELLO CHE SARA' - UNA VOLTA RACCOLTE LE FIRME - INDIRIZZATO ALLA COMUNITA' INTERNAZIONALE (ORGANIZZAZZIONI ED ISTITUZIONI QUALE L'UNIONE EUROPEA, IL PARLAMENTO EUROPEO, L'ONU) A TUTTI GLI ORGANISMI COINVOLTI ED INTERESSATI ED AI MEDIA NAZIONALI ED INTERNAZIONALI AL FINE PRIORITARIO DI SENSIBILIZZARE AL CAMBIAMENTO A NOSTRO AVVISO NECESSARIO PER EVITARE GUERRE E DISTRUZIONI NON SOLO IN MALI ED IN AFRICA MA ANCHE NELLA NOSTRA PARTE DI MONDO OCCIDENTALE.

L'APPELLO SI PUO' LEGGERE E FIRMARE QUI: www.activism.com/it_IT/petizione/appello-alla-comunita-internazionale-per-la-pace-ed-il-cambiamento-in-mali/42774

OPPURE DIRETTAMENTE SUL SITO QUI

E' IMPORTANTE FIRMARE PIU' SIAMO E PIU' CI ASCOLTERANNO!!! GRAZIE!!

LA CRISI IN MALI AL TRASIMENO BLUES FESTIVAL 22-28 LUGLIO


DAL 22 AL 28 LUGLIO 2013 LE REGINE ED EROINE D'AFRICA AL
                 
                       TRASIMENO BLUES FESTIVAL
!!

                                     
             PER LA PACE ED IL CAMBIAMENTO IN MALI

L'ESPOSIZIONE "REGINE ED EROINE D'AFRICA" SARA' A CITTA' DELLA PIEVE IN UNA DIMORA MAGNIFICA.... CI SARANNO ANCHE I NOSTRI LIBRI....SULL'AFRICA E SUL MALI....L'ARTIGIANATO DEL MALI, I VIDEO, I NOSTRI PROGETTI PER IL MALI.......


28 LUGLIO: CONFERENZA STAMPA SULLA CRISI IN MALI, CAUSE INTERNE ED ESTERNE...PISTE DI SOLUZIONE..... NE PARLERANNO IL RESIDENTE DELL'ASSOCIAZIONE SOLIDARITE' NORD SUD MA SOPRATUTTO ALCUNI ESPONENTI DELLA DIASPORA MALIANA IN ITALIA ED IN EUROPA....

SI PARLERA' POI ANCHE DI MUSICA OVVIAMENTE! DAL FESTIVAL DU DESERT...: MUSICA PER LA PACE!!

VI ASPETTIAMO!!  

TUTTI I GIORNI IL FESTIVAL OFFRE NUMEROSI CONCERTI ED EVENTI MUSICALI.......

PETIZIONE PER IL MALI: URGENTE!

LETTERA DI UN MALIANO DI CULTURA TUAREG E PETIZIONE DA FIRMARE

Vi Prego di leggere.....è urgente ed importante....per la Pace in Mali

Come sapete siamo impegnati per la Pace ed il cambiamento in Mali ed ormai da più di un anno sosteniamo ed organizziamo tutto quanto sia in nostro potere per questo e ci auspichiamo di avere ancora una volta il vostro sostegno. Lascio direttamente la parola all’amico maliano, alle sue parole chiarissime cui aderiamo pregandovi di sostenere questa azione. Grazie.

“Cari sorelle e fratelli, vi invio la lettera-petizione in allegato ed ho il piacere di informarvi che questa lettera ha sin d’ora ricevuto il sostegno e l’appoggio della stragrande maggioranza dei capi tradizionali e religiosi, degli eletti, dei notabili Tuareg del Mali, di Kidal, Tombouctou e Gao di tutte le tendenze politiche e di tutte le tribù.

Spero che ciascuno di voi si prenda il tempo di leggere questa lettera-petizione e la condivida con il maggior numero di persone.
Con questa lettera 1) ci dissociamo chiaramente e fortemente dal MNLA e 2) ci ribelliamo contro i crimini commessi contro le popolazioni civili innocenti.

La diffusione della lettera e la raccolta delle firme è aperta e durerà 5 giorni. Io vi ringrazio dunque tutti di volerla diffondere il più possibile, nei network, per posta elettronica, sui vostri profili FB.

Con questo messaggio mi rivolgo in particolare ai simpatizzanti maliani e non maliani di lingua italiana o che non comprendono la lingua francese e che desiderano approvare ed apportare il loro sostegno ed appoggio alla lettera-petizione. Per questo abbiamo creato una lista di adesione a questo sito: 

www.lapetition.be/en-ligne/Nous-Touareg-Maliens-12542.html

Non esitate dunque a firmare la petizione come simpatizzanti per sostenere tutti i Tuareg maliani che si dissociano chiaramente e fortemente dal MNLA, che si ribellano contro le esazioni commesse contro le popolazioni civili e che non aspirano che alla Pace, alla coesione sociale ed all’unità del Mali

La lettera-petizione così come le firme dei simpatizzanti sarà ufficialmente indirizzata alla comunità internazionale (organizzazioni ed istituzioni internazionali, CEDEAO, UE, UA, ONU, Parlamento Europea....) alle istituzioni nazionali (Presidenza della Repubblica, Governo ed Assemblea nazionale..) ai media nazionali ed internazionali per una larga diffusione.

Grazie!

LETTERA INDIRIZZATA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, AI MEMBRI DEL GOVERNO, AI DEPUTATI DELL’ASSEMBLEA NAZIONALE DELLA REPUBBLICA DEL MALI, ALLE ORGANIZZAZIONI ED ISTITUZIONI REGIONALI ED INTERNAZIONALI ED AI PAESI FRATELLI ED AMICI DEL MALI

“Noi, Tuareg Maliani”

Eccellenza, Sig. Presidente della Repubblica,
Eccellenze, Sig.e e Sig. membri del governo
Eccellenze, Sig.e e Sig. onorevoli deputati
Sig.e e Sigg. responsabili delle organizzazioni ed istituzioni internazionali
Sigg.e e Sigg. Respnsabili dell’ONU, dell’Unione Africana, della CEDEAO, dell’Unione Europea e del Parlamento europeo,
Paesi fratelli ed amici,

Noi, Tuareg maliani, vecchi e giovani, nomadi e sedentari, rifugiati e sfollati, desideriamo con la presente esprimerci legalmente, pacificamente e democraticamente al fine di dissociarci chiaramente dal MNLA (Movimento nazionale di Liberazione dell’Azawad) che agisce e rivendica ingiustamente e senza alcun mandato in nome di tutti i Tuaregs del Mali e questo dalla sua creazione.

Noi, Tuareg maliani, vecchi e giovani, nomadi e sedentari, rifugiati e sfollati stimiamo che noi non abbiamo bisogno di provare il nostro patriottismo ed il nostro totale attaccamento al nostro Paese, il Mali, alle sue istituzioni ed ai suoi valori, ma che è nostro dovere dissociarci ufficialmente e pubblicamente da un movimento armato che ha utilizzato ed utilizza ancora dei mezzi violenti per esprimersi in nostro nome, a nome del nostro popolo, senza mai aver consultato prima le sue popolazioni, i suoi leaders tradizionali, i suoi responsabili politici e religiosi, ed ignorando ogni valore morale, tradizionale, consuetudinario ed ancestrale della società Tuareg.

Noi Tuareg maliani, vecchi e giovani, nomadi e sedentari, rifugiati e sfollati, ricordiamo che i Tuareg all’interno del Mali, nei campi rifugiati e quelli della Diaspora non hanno alcun bisogno di movimenti islamisti, nè di movimenti per una liberazione dell’Azawad per essere rappresentati.

Noi Tuareg maliani  vecchi e giovani, nomadi e sedentari, rifugiati e sfollati ricordiamo che l’MNLA:

1)non è mai stato incaricato di un mandato legittimo da parte della popolazione Tuareg per parlare, agire e rivendicare a loro nome; 2) che ha dichiarato contro ogni logica e contro ogni legalità e pratica internazionale, l’indipendenza di uno Stato che noi non riconosciamo che non ha alcuna chance di essere riconosciuto; 3) che non ha mai potuto neppure dominare i suoi elementi che hanno commesso in suo nome dei crimini ed atti di vandalismo odiosi; 4) che esso ha tessuto in un determinato momento delle ambigue e malsane relazioni con i settori estremisti e terroristi. Tenuto conto di tutto ciò, si è squalificato da solo e deve essere giudicato dalla società.

Noi Tuareg maliani  vecchi e giovani, nomadi e sedentari, rifugiati e sfollati ricordiamo che noi abbiamo sempre avuto ed abbiamo ancora oggi rispettabili e rispettosi capi tradizionali, leader religiosi, moderati e pacifici, politici, intellettuali, accademici, artisti di fama mondiale, nonché le associazioni giovanili e le donne che non sono affiliati con alcun movimento e sono ampiamente rappresentativi della stragrande maggioranza dei Tuareg del Mali.

Noi Touareg del Mali profughi, vecchi e giovani, nomadi e sedentari e sfollati pertanto non accetteremo di essere rappresentati, né oggi né domani, da interlocutori che fanno uso di metodi violenti, antidemocratici e illegali come modo di espressione. Respingiamo pertanto ogni pretesa di indipendenza e di autonomia espressa da qualsiasi movimento e qualsiasi gruppo che sia fatta a nome dei Tuareg del Mali.

Non è possibile denunciare l'arbitrio e la violenza e rispondere con l'arbitrio e la violenza!

Noi Touareg del Mali, vecchi e giovani, nomadi e sedentari, rifugiati e sfollati, ricordiamo che siamo un popolo pacifico che ha una sola aspirazione: la pace, la coesione sociale, il rispetto per le religioni e le libertà, lo sviluppo economico e sociale nelle regioni del nord del Mali e per tutte le etnie che vi vivono e convivono pacificamente e fraternamente da millenni. Noi siamo stati, siamo e rimarremo interamente maliani.

Noi Touareg del Mali, vecchi e giovani, nomadi e sedentari, rifugiati e sfollati, desideriamo portare all'attenzione di tutte e di tutti che la quasi totalità dei Tuareg che si sono rifugiati fuori dal Mali non avevano e non hanno altre rivendicazioni che quelle  legittime degli altri maliani del nord cioé le pari opportunità di accesso al processo decisionale e allo sviluppo. Queste popolazioni di rifugiati non hanno avuto al momento dato altra scelta che rifugiarsi e mettere la loro famiglia al sicuro per semplice ed unico timore per la loro sicurezza ed esse  sono disposte a rientrare subito non appena sarà loro garantita sicurezza.

Noi Touareg del Mali, vecchi e giovani, nomadi e sedentari, profughi e sfollati, lanciamo un appello a tutti i patrioti sinceri di implicarsi per salvare il Mali, la terra dei nostri antenati nomadi e sedentari.

Noi Touareg del Mali, vecchi e giovani, nomadi e sedentari, profughi e sfollati chiediamo ai partiti politici di mettere gli interessi superiori della nazione al di sopra delle polemiche politiche e lavorare per costruire un Mali plurale, unito e solidale.

Noi Touareg del Mali, vecchi e giovani, nomadi e sedentari profughi e sfollati ricordiamo al nostro esercito nazionale che è suo dovere di rispondere allo spirito repubblicano garantendo la vita ed i beni di tutti al Nord  così come al Sud.

Alla luce di questi fatti e di conseguenza, desideriamo con la presente:

Chiedere al governo, alle organizzazioni ed istituzioni internazionali, ai paesi amici e fratelli, di considerare che il MNLA non rappresenta i Tuareg del Mali.

• Ricordare che abbiamo sempre vissuto pacificamente e fraternamente con l’insieme delle popolazioni del nord così come del sud del Mali e che abbiamo sempre avuto propri sistemi di risoluzione delle controversie inerenti a tutta la società.

• Noi siamo contro ogni confusione e ogni atto di violenza e di vandalismo contro le popolazioni civili innocenti e affermiamo loro il nostro sostegno e la nostra solidarietà.

• Ricordare che abbiamo fiducia nelle istituzioni della Repubblica per prendere tutte le misure necessarie per portare la pace  nell'unità nazionale.

• Chiedere alla giustizia di questo paese che emerga tutta la verità e sia resa nota al pubblico sugli atti di violenza e di vandalismo commessi contro le popolazioni innocenti nel Nord e nel Sud del Mali, per spianare la strada ad una vera riconciliazione ed al perdono.

Infine, ribadire la nostra fiducia nei nostri eletti, i nostri leader e tutti gli amici del Mali, che ci auguriamo sapranno adottare tutte le misure urgenti per affrontare questa situazione.

Via il Mali!!

PER FIRMARE QUI: www.lapetition.be/en-ligne/Nous-Touareg-Maliens-12542.html


VIDEO CHE A PARTIRE DALLA STORIA DEGLI ULTIMI DECENNI IN MALI CERCA DI DARE ALCUNE CHIAVI DI LETTURA ALLA CRISI

L'ASSOCIAZIONE IMPEGNATA IN MALI ED A SOSTEGNO PER LA PACE ED IL CAMBIAMENTO IN MALI PROPONE UNA SERIE DI INIZIATIVE. TRA QUESTE RINVIAMO ALLA PAGINA EVENTI PER LE GIORNATE DEL'8 E 9 MARZO CHE SI TERRANNO A CERVETERI.

QUI SOTTO IL VIDEO ELEBORATO DALL'ASSOCIATION "MELODIES DU MONDE" CHE E' LA STESSA ASSOCIAZIONE CHE NOI ABBIAMO SOSTENUTO PER IL PROGETTO SUI DIRITTI DELLE DONNE IN MALI DI BAFING KUL E CHE OGGI E' IN PRIMA FILA PER L'ORGANIZZAZIONE DI CONCERTI-MANIFESTAZIONE PER LA PACE IN MALI. ABBIAMO SOSTENUTO E PARTECIPATO AL CONCERTO CHE SI E' TENUTO IL 22 SETTEMBRE A PARIGI ED ORA INSIEME ORGANIZZIAMO E VI INVITIAMO TUTTI A PARTECIPARE AL GRANDE CONCERTO A ROMA PER LA PACE ED IL CAMBIAMENTO IL 20 GENNAIO ALLA LOCANDA ATLANTIDE. LA LOCANDINA QUI A FIANCO E NOTIZIE ANCHE NELLA PAGINA EVENTI
IL VIDEO E' DUNQUE IN FRANCESE E CERCA DI DARE ALCUNE CHIAVI DI LETTURA DELLA CRISI ODIERNA IN MALI PARTENDO DALLA DESCRIZIONE ED ANALISI DEGLI ULTIMI DECENNI DI STORIA E SOPRATUTTO DALLA "RIVOLUZIONE" DEL '91 CHE HA SEGNATO LA FINE DEL REGIME DI MOUSSA TRAORE' (SALITO AL POTERE CON UN COLPO DI STATO NEL 68 CHE HA VISTO LA FINE DEL GOVERNO DI MODIBO KEITA PADRE DELL'INDIPENDENZA MALIANA), FINE CHE SEMBRAVA SALUTARE L'AVVENTO DI QUELLA DEMOCRAZIA CHE OGGI E' SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI E' STATA IN REALTA' UNA DEMOCRAZIA "FINTA". LASCIAMO PARLARE IL VIDEO......

AGGIUNGIAMO POI UN VIDEO-INTERVISTA A BAFING KUL NEL QUALE IN CANTANTE SI ESPRIME CIRCA LA SITUAZIONE NEL SUO PAESE E CI SPIEGA ANCHE COSA ESATTAMENTE HANNO ORGANIZZATO PER LA GIORNATA DEL 22 SETTEMBRE


 








PUBBLICHIAMO QUI UN REPORTAGE IN LINGUA FRANCESE MA CHE GIA' DALLE IMMAGINI E' ABBASTANZA SIGNIFICATIVO PER RIFLETTERE SULLE CAUSE DELLE GUERRE IN AFRICA E SU QUESTA CRISI IN PARTICOLARE IN MALI AUSPICANDO CON TUTTE LE NOSTRE FORZE CHE SI RIESCA CON IL CONTRIBUTO DI TUTTI A FERMARLA E AD ARRIVARE ALLA PACE PRIMA POSSIBILE PERCHE' SOLO CON LA PACE CI POTRA' ESSERE IL CAMBIAMENTO........!! ALCUNE IMMAGINI DEL VIDEO POSSONO TURBARE GLI ANIMI MA VA CONSIDERATO CHE LA REALTA' IN QUESTO MOMENTO IN QUEL GRAN PAESE DELLA PRIMA DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO è DI GRAN LUNGA PIU' DIFFICILE! GRAZIE DI AIUTARCI A SOSTENERE LA PACE E LA GIUSTIZIA IN MALI!!






LA CRISI IN MALI: DOCUMENTI DI ANALISI E PROPOSTE. DOC.N.1 CARE - Convergenza africana per il rinnovamento

Comincio oggi a pubblicare una serie di documenti tradotti in italiano (dalla sottoscritta) e che provengono dalla società civile e politica maliana e riguardano la situazione che si è venuta a creare in quello stupendo Paese negli ultimi mesi.
Perchè sento questo bisogno? Purtroppo mi è dato di constatare che ancora una volta l’Africa dai media ma non solo, anche da chi si ammanta di africanismo, amore per l’Africa etc etc.... è comunque trattata nel migliore dei casi come una sorellina minore (o minorata!!) da salvare.....
Basti vedere il quotidiano Repubblica che continua ad utilizzare per il Mali e l’Africa subsahariana in generale esclusivamente la rubrica “Mondo solidale” con link ai vari salvatori di turno etc etc..Sui media non mi soffermo troppo sia perchè ne ho parlato varie volte e sia perchè in fondo se si ha coscienza del mondo in cui viviamo non mi meraviglia.....quanto in generale si scrive e come sull’Africa.
Ciò che mi preme invece segnalare è che lo stesso atteggiamento mentale è spesso presente in molti che - come sopra detto - si ammantano di africanismo vario..... e questo risulta dunque spesso altamente mistificatorio. Mi riferisco a chi senza ancora una volta fare un analisi il più completa possibile dà un informazione a dir poco riduttiva (e deviante quindi!) su tutte le supposte e reali emergenze in Mali gridando al lupo ed all’aiuto! Aiuto poi che sembra per lo più destinato a risolvere problemi antichi (e non dunque quell’emergenza utilizzata a tal fine) che mai sono stati risolti e forse non risolvibili con detti strumenti!!
Non parliamo poi di chi cade nel fascino romantico di supposte guerre di liberazione di popoli supposti oppressi..........! Tutto questo - quasi giocoforza - ben mischiato ad un etnicismo che da strumento culturale più efficace da sempre qua e là per opprimere viene rappresentato come “rivoluzionario”.........
Ho avuto poi modo di leggere alcuni documenti brevi... della diaspora in Italia. E questo devo dire che mi colpisce in maniera più preoccupata.... Credo che giustamente la stessa diaspora è condizionata da “quanto passa il convento” ovvero dall’informazione di cui sopra. Ma credo anche molto che la diaspora ha e dovrebbe avere un ruolo importantissimo nella rinascita e sviluppo autodeterminato dell’Africa.....
Tutto ciò detto con queste pubblicazioni oserei sperare dunque di dare un mio piccolo contributo all’informazione la più corretta e completa possibile sulla situazione in Mali, sulle sue cause e sui maledetti effetti in questa fase.
Il Mali è un paese che ho amato dal primo approccio e che amo e continuo ad amare nonostante non abbia mai “idealizzato” ed anzi ho anche vissuto incontri “ravvicinati” con certe problematiche (e chi mi conosce qui sa....). L’ho amato proprio ed anche perchè ho percepito in ogni angolo  percorso quella cultura dell’accoglienza e della relazione ed accettazione dell’altro che qui noi abbiamo totalmente ormai distrutto e che ti fa invece sentire “a casa” in qualsiasi situazione, la cultura della sanankuya sì (e sto male a pensare cha avevo appena finito di scrivere il libro che così avevo chiamato.... che è scoppiato tutto questo!)  e in questi giorni sto ancora più male perchè il pericolo dell’islamizzazione (che onestamente non so neppure se chiamare così ma il discorso sarebbe lungo....) si fa più pesante e non solo del Nord. Totalmente fuori (e non so trovare le parole per dirlo....!) ma proprio fuori dal Paese che ho conosciuto vissuto amato ed amo. Il Mali è Africa, il Mali è cultura è cultura di Pace è cultura di relazioni..... è il Paese dove è nata la prima Dichiarazione dei diritti dell’Uomo, è la cultura che ci ha trasmesso almeno per l’Africa occidentale tutti i segni della civiltà dal Sahara a Bamako..... ma anche la capacità e la forza di resistere con tutta la sua cultura e di ri-nascere, più volte!! Io non posso che augurarmi e fare quel poco che posso per contribuire a che il Mali riprenda il suo percorso nel solco della sua storia eliminando tutti i nemici della sua civiltà di cui è e deve essere portatore e detentore.
Da parte nostra (noi che viviamo qui in questa parte occidentale del mondo...) forse dobbiamo sempre e comunque porci qualche domanda sulle nostre responsabilità. E dico nostre sipientemente perchè credo che ognuno di noi finchè nulla fa e/o riesce a fare per modificare il sistema mondiale che sta portando il mondo alla catastrofe.... e che in fondo si regge principalmente sin dalla sua “nascita” e da tutto il suo sviluppo fino ad oggi (sviluppo del quale tutti noi godiamo....e dunque spesso stentiamo a non utilizzare stereotipi più o meno indotti sul tema......) sullo sfruttamento e rapina di altri continenti ed in primis sull’Africa, debba ritenersi responsabile di tutto questo.
Pubblico alcuni documenti che sono a mia conoscenza ma ovviamente questo spazio è a disposizione di chiunque voglia dare il suo contributo....che se necessario e tempo permettendo verrà tradotto.......


QUI RINVIAMO AD ALCUNI LINK DOVE TROVERETE NUMEROSI ARTICOLI, DOCUMENTI, DIBATTITI, VIDEO INTERESSANTI MA SONO IN FRANCESE. PER CHI COMPRENDRE IL FRANCESE NON POSSIAMO NON CONSIGLIARLI:

www.ritimo.org/article4676.html

www.partisadi.net/wp-content/uploads/Cahier_special_Crise_du_nord_msas.pdf

www.fruits-rouges.org/

Ne seguono altri.......che abbiamo tradotto in italiano.

Rosalba Calabretta




DOCUMENTO N.2 MOUSSA MARA: IL NORD DEL MALI. DALLA MINACCIA ALL'OPPORTUNITA'

DOCUMENTO N.2   MOUSSA MARA: IL NORD DEL MALI. DAL...

DOCUMENTI SULLA CRISI IN MALI: N.2


Pubblico oggi la traduzione del secondo documento sulla situazione in Mali. Rinvio per le motivazioni e gli obiettivi di queste pubblicazioni alla nota precedente con la quale ho poi pubblicato il documento di analisi e proposte della CARE che trovate qui:  https://www.facebook.com/notes/rosalba-calabretta/la-crisi-in-mali-documenti-di-analisi-e-proposte/10150993899146601

Molti mi chiedono spesso quando parlo della situazione politica in Mali (o anche in generale in Africa) a quale tendenza appartiene quel partito o tal altro, a destra o a sinistra?
E difficile dare una risposta sopratutto perché la domanda a mio avviso e mal posta. Parte ancora una volta dalla nostra visione, dalla nostra realtà politica, storica sociale.... e tenta (involontariamente in questo caso....) di appiccicarla ad una realtà che magari non conosce e sopratutto è sicuramente diversa dalla nostra, proprio come radici storico-culturali...e come realtà attuale. 
Questo finisce per stereotipare l’analisi ed i risultati e spesso sicuramente per sbagliarle ambedue.
Il documento della CARE che ho pubblicato l’altra volta ad es. se analizzato da un punto di vista tutto nostro ed avulso dalla realtà che lo ha prodotto mettendo l’accento su una serie di fenomeni ed urgenze potrebbe essere tacciato da molti in questa nostra parte di mondo come “di destra”. Parlare di nazionalismo, di recupero dell’identità storico-culturale, di etnia, di priorità della sicurezza dello Stato.....o magari il rispetto di regole e tradizioni etc ad una parte della nostra “cultura illuminata” può sembrare una specie di “parolaccia”. Io stessa che sto portando avanti come forse molti di voi sanno un progetto che intende recuperare appunto la storia, la cultura e l’identità africana (massacrata ed annullata da secoli di violenze di ogni tipo.....) mi sono trovata spesso ad essere più “compresa” (certo in modo mistificante....) magari da un leghista piuttosto che da chi si colloca a sinistra.
Più in generale ritengo che il movimento democratico (e qui ci metto tutti coloro che pensano giusto e necessario cambiare radicalmente il mondo ed i rapporti di forza in cui viviamo.....) sia parecchio indietro (a volte volontariamente, a volte per paura o per incapacità......) su questi temi finendo per lasciare pericolosamente nelle mani della destra estrema la gestione di legittime istanze di popoli oppressi ma anche, in fondo, del cambiamento stesso del mondo in cui viviamo.
La rivoluzione nazionale per un popolo oppresso ed a cui è stata strappata non solo la terra ma anche tutta la sua identità (a cominciare dal nome!) e cultura (lingua, religione etc etc etc ) ha una sua diversa valenza legata appunto al contesto storico geografico......(senza contare che anche in questa nostra Europa di fronte al fallimento dell’Unione Europea ed alla globalizzazione selvaggia avanza la “coscienza nazionale”.......!).
Così come la relazione tra Nazione ed etnia è ben diversa a seconda del contesto.......!! E quanto vale questo per l’Africa!! Si è perlomeno sottovalutato sistematicamente e si continua a sottovalutare l’esigenza di una lotta a carattere nazionale ed identitario che non è per forza “anti-internazionalismo” ma al contrario è o può essere solidarietà di nazionalismi e dunque internazionalismo! 
La risposta alla globalizzazione selvaggia (che poi significa dominio mondiale dei pochi ricchi e potenti sui molti) non può essere un astratto universalismo che non tiene conto delle molteplicità dell’universo. “L’universale è locale” qualcuno disse.......
Ma è d’altra parte vero che le crisi identitarie ed etniche in Africa nascondono quasi sempre una lotta spesso “creata” o comunque certamente ben sfruttata dal colonialismo e dal neocolonialismo....
Non è un discorso certamente nuovo, la lettura del socialismo ed il rapporto tra quasi tutti i Padri dell’Indipendenza africana e le teorie socialiste, la relazione con la “guerra fredda”...,  la questione della specificità africana in relazione alla competizione internazionale oggi ed alla cosiddetta globalizzazione, il neocolonialismo e le guerre neo-coloniali (umanitarie), l’ Unità africana e le balcanizzazioni..... e potrei proseguire..... sono tutte questioni cui credo occorra dare risposte se non si vuole che il nostro Universo vada allo sbando totale, ma per dare delle risposte efficaci occorre guardare perlomeno al di là del proprio naso....! Non possiamo continuare a prenderci e prendere in giro continuando a partire dal nostro paradigma  come fosse “il modello universale” (che significa poi continuare a “essere colonizzatori” ) piuttosto che non da quello dell’altro (magari riempiendoci la bocca di parole quali integrazione etc......). Non possiamo continuare ad imporre quello stesso modello ( a suon di bombe o a suon di corruzione e di aiuti a suon di imposizioni economiche e finanziarie......) e poi magari scandalizzarci per l’incapacità degli africani ad autogestirsi!
Gramsci parlando di egemonia culturale, diceva che se qualcuno (potere) riesce a occupare la testa delle persone, i loro cuori e le loro mani seguiranno. E‘ occupando la testa delle persone di tutti noi, falsificando la storia che ci hanno convinti che il sistema di dominazione (culturale e non solo) è legittimo e noi ci comportiamo come se lo fosse. Non riusciremo dunque a produrre nessun sistema alternativo finché non ci scrolleremo di dosso tutto ciò che ci “occupa la testa”...... E di qualche giorno fa il commento di un cosiddetto africanista che mi ha detto con l’aria più logica possibile che “gli africani sono naturalmente etnicistici nel senso che sono portati per le guerre etniche” Evito di dire altro.......!! E questo vale per noi qui e per l’Africa e direi il mondo.... 
Non voglio soffermarmi ulteriormente su questo. Ci sono testi e autori che ne hanno parlato e ne parlano sicuramente meglio e più a lungo di me, ho voluto solo gettare un amo per un eventuale riflessione che ritengo urgente e necessaria.

Rosalba Calabretta

Il testo che pubblico oggi è stato redatto da Moussa Mara qualche tempo prima del degradarsi della situazione che ha portato al colpo di stato ed all'occupazione di tutto il nord del Mali.

Moussa Mara è oggi sindaco di un importante circoscrizione (IV°) di Bamako ed è uno degli attori politici del cambiamento ed era, anzi è, candidato per le prossime (auspicabili) elezioni. E' alla testa del movimento Yelema animato da un metodo di lavoro collegiale con l'utilizzo amplio dello strumento web.

Il Nord del Mali - Dalla minaccia all'opportunità

Lo trovate qui:

www.solidaritenordsud.net/res/site104700/res724306_MOUSSA-MARA-ITALIANO-PDF.pdf


DOCUMENTO SULLA CRISI IN MALI N.3

"G E O P O L I T I C A D E L S A H A R A , C R I S I  G E N E R A L I Z Z ATA   D E L  C A P I TA L I S M O MONDIALIZZATO. CRISI IDENTITARIE ED AVVENIRE DELLO STATO-NAZIONE: IL CASO DEL MALI


Pubblico oggi un altro documento di analisi sulla situazione in Mali uscito sul sito del partito SADI.
Si affronta qui lʼaspetto geostrategico certamente rilevante tanto più nel contesto internazionale che
stiamo vivendo e che deve coinvolgere tutti.
E lo si affronta a partire proprio dal tema dellʼidentità e della Nazione (africana) cui cennavo nel documento precedente.

Il partito SADI ( Solidarité africaine pour la democratie et lʼindipendence) è uno dei partiti maliani
rappresentato in Parlamento. Nato nel 1996 come partito di opposizione allʼallora governo di Alpha
Oumar Konaré ha partecipato al governo tra il 2002 ed 2007 (aveva ottenuto 6 deputati in Parlamento) e, dal 2007 ad oggi partito di opposizione. Nella crisi odierna ha appoggiato il cosiddetto colpo di Stato
allʼinterno della coalizione formatasi in quell'occasione. Oggi lavora ad un cambiamento interno nella gestione del governo maliano ed alla soluzione “pacifica” e “maliana” dellʼoccupazione del Nord del
paese.
Il presidente del partito è il grande regista maliano Cheick Oumar Sissoko mentre il segretario generale è Oumar Mariko.

Riportato sullo stesso sito consigliamo per chi volesse comprendere meglio anche un articolo che riporta il discorso pronunciato dal primo presidente del Mali indipendente Modibo Keita (incarcerato a seguito di un colpo di stato nel ʼ68 e poi assassinato in carcere) più di 40 anni fa sul tema in questione.
http://www.partisadi.net/2012/08/il-y-a-plus-de-40-ansle-president-modibo-keita-avait-dit-au-sujet-de-larebellion-au-nord-mali-……/#more-3251

Il documento qui: res/site104700/res724712_GEOSTRATEGIA-SADI-ITALIANO-PDF.pdf





DOCUMENTO N. 4: RAPPORTO DELLA CPM CHE SI E' RECATA AL NORD DEL MALI

DOCUMENTO N. 4: RAPPORTO DELLA CPM CHE SI E' RECAT...
UNA VIA PER LA PACE IN MALI?

Questo è un documento che è stato appena pubblicato essendo il resoconto di un azione di apertura alla mediazione da parte della CPM (Coalition pour le Mali) i cui rappresentanti si sono recati nelle
regioni del nord del Mali ed hanno dialogato con più voci....

Certo questa azione è fatta nel solco dellʼobiettivo di Pace ed Unità del Paese.

Da alcuni vengono espresse tuttavia molte perplessità considerato che risulta difficile credere che si possa mediare con i movimenti islamisti (che siano “maliani” o no...) non rinunciando ad almeno
qualche pezzetto di laicità; altra preoccupazione forse è proprio quella di riproporre accordi che soprassedendo a delitti commessi in questi mesi potrebbero innescare successivamente una sorta di
“status quo ante” se non peggio nella gestione dellʼarea sahariana maliana.
Dʼaltra parte occorre considerare che il Mali in questo momento - dicono molti - non ha forse dalla sua  la capacità di ricacciare militarmente tutte le forze occupanti senza lʼaiuto e/o lʼappoggio degli Stati dellʼarea che per vari e diversi motivi stentano a darlo (ne abbiamo parlato in altra nota) mentre è a rischio di intervento della cosiddetta comunità internazionale che - e questo è coscienza della
stragrande maggioranza del maliani - porterebbe il Paese ad un disastro la cui fine è difficile prevedere.

Sempre da alcuni si auspica - come estrema ratio - la tenuta di un referendum per la “scelta” sullʼapplicazione della Sharia (che sembrerebbe essere lʼunica imposizione inderogabile degli islamisti,
almeno di una buona parte....). Detto referendum tuttavia - come malauguratamente ci insegnano situazioni simili nel recente passato in Africa - finchè non ci sarà la Pace e lʼequilibrio potrebbe essere occasione di maggiore e non più recuperabile caos.

La Pace è sicuramente lʼauspicio di tutti, occorre forse con grande pazienza e tempi non brevi trovare il modo per raggiungerla senza intaccare i principi fondamentali quali lʼUnità e la laicità di tutto il Paese.
Rosalba Calabretta

QUI POTETE SCARICARE IL DOCUMENTO/RESOCONTO DELLA CPM: www.solidaritenordsud.net/res/site104700/res725423_Rapporto-CPM-au-Nord-in-italiano-PDF.pdf

IL CONGRESSO MONDIALE DELLA PACE

IL CONGRESSO MONDIALE DELLA PACE
RIPORTIAMO QUI ALCUNI DOCUMENTI E ARTICOLI SU UN IMPORTANTE EVENTO SULLA PACE CHE CI SEMBRA IMPORTANTE CONOSCERE E DIFFONDERE E DI CUI INVECE LA STAMPA SOPRATUTTO ITALIANA NON HA MAI PARLATO E NON PARLA. 

Risulta piuttosto strano (è sempre un eufemismo!) che in questo mondo siamo quotidianamente tartassati da notizie di guerra, di guerre necessarie ed inevitabili o addirittura di guerre acclamate da popolazioni che chiedono aiuto per essere “protetti” a suon di bombe.....con il corteo dei vari “democratici” che si autoacclamano salvatori..... non vi sia traccia di una serie di eventi importanti non foss’altro perchè riuniscono una buona parte del mondo (di quello stesso mondo...) e stanno lavorando per la famosa Pace. Ho come al solito fatto anche una ricerca sul web che risulta ancora una volta desolante!!

Riporto qui tre documenti:

  1. Un articolo a firma di Francesco Maringiò : “I Brics e la lotta per la Pace”
  2. Un documento con notizie tradotte dal web su cosa è stato e cosa è oggi il Consiglio Mondiale della Pace. E vorrei sapere quanti di voi ne hanno sentito parlare......
  3. Un breve resoconto dell’amico Antonino Pellitteri che ci parla “in diretta” del Congresso dei Paesi non allineati a Theran.....

 

Credo che tutti coloro che parlano e desiderano la Pace debbano esserne informati. Grazie

 

1) La capitale indiana ha ospitato un importante meeting delle associazioni per la pace dei paesi Brics. Un evento enorme, tenuto sotto silenzio dei media occidentali. La cooperazione fra questi paesi è uno degli aspetti essenziali, assieme alla crescita dei movimenti di lotta popolari, di maggiore resistenza all’imperialismo.

Durante le giornate di Londra 2012 le principali testate giornalistiche del nostro paese hanno più volte pubblicato il medagliere olimpico, sommando il bottino di tutti i paesi europei per confrontarlo così con quello di Cina e Stati Uniti. Addirittura il Corriere è arrivato a titolare: “l’Europa batte tutti”. Sicuramente qualche anno fa tutto questo avrebbe avuto un effetto diverso, ma in tempo di crisi economica e con una seria ipoteca sulla tenuta stessa dell’Euro, questo schema rischia di essere un esercizio consolatorio. Oppure bisognerebbe arricchire il grafico con altri “aggregati geopolitici” in potenza.

Scopriremmo così che i veri vincitori sarebbero i paesi Brics, i paesi emergenti che, forti della propria crescita economica e dell’accresciuto peso nei consessi internazionali, stanno scalando tutte le vette ed i primati mondiali, anche nello sport. Ma una crescita del peso politico così repentina non la immaginava proprio nessuno, nemmeno Jim O’Neill, economista della Goldman Sachs ed inventore del fortunato acronimo, che già in un saggio del 2001 metteva in guardia l’Occidente da possibili cataclismi geopolitici: «nel 2050 potremmo trovare un mondo drammaticamente differente», dove l’elenco delle prime dieci economie sarà molto diverso da quello attuale. I Bric (Brasile, Russia, India e Cina), che ne frattempo hanno cominciato a riunirsi periodicamente, hanno visto da un anno l’ingresso di un nuovo partner: il Sudafrica. Non proprio un gigante ma, come ammette il suo ministro degli esteri, un paese capace di parlare non solo con la propria voce, ma a nome dell’Africa intera: un grande mercato di oltre 900 milioni di abitanti.

I paesi del Bric costituiscono il 26% del territorio, il 32% delle terre agricole, il 42% della popolazione e il 14,6% del Pil mondiale. Stando alle stime dell’economista della Goldman Sachs la Cina sorpasserà gli Usa nel 2027 e nel 2030 i Bric produrranno il 47% del Pil mondiale. Del resto già oggi rappresentano il 17% (dato del 2010) e già da un anno il Brasile ha surclassato l’economia italiana. Eppure questi numeri da capogiro non aiutano a cogliere quanto importante sia la cooperazione tra questi paesi in settori strategici quali: energia, infrastrutture, biotecnologie e  la collaborazione per assicurarsi sicurezza e sovranità alimentare; con sullo sfondo l’abolizione del regime monetario di Bretton Wood e la costruzione di un nuovo sistema monetario. Non secondaria è la cooperazione in politica estera. È partendo da queste premesse che si comprende in tutta la sua valenza strategica l’intransigente posizione di Mosca e Pechino sulla vicenda siriana.

In questo quadro si inserisce un fatto di portata enorme, passato sotto silenzio dai mezzi di comunicazione occidentale, e cioè che a fine luglio, a Nuova Delhi, si è svolta una importante iniziativa che aveva al centro dell’agenda questioni inerenti la pace ed il ruolo dei Brics nel nuovo contesto internazionale e gli obiettivi del movimento per la pace. Se la notizia fosse stata data anche in Italia, sicuramente sarebbe stata presentata come un retaggio da guerra fredda,  eppure la capitale indiana ha ospitato l’incontro delle associazioni per la pace dei paesi Brics. E tutto questo a pochi giorni dall’avvio del Congresso del Consiglio Mondiale della Pace che si è tenuto a Kathmandu, Nepal, e che ha visto non solo un rilancio delle attività e delle mobilitazioni contro la guerra a partire dai movimenti più forti e coscienti, ma l’ingresso, dopo anni di difficoltà e distacco, di russi e cinesi.

Tecnicamente, quello delle associazioni per la pace dei paesi Brics, è stato il primo meeting di questo tipo, ma un precedente è stato l’incontro a tre (India, Russia e Cina) del 2009, ospitato e promosso da Pechino. Ma quest’anno c’è stato il salto di qualità. Non solo erano presenti tutti gli altri paesi, ma si è deciso di convocare questo meeting ad ogni occasione di incontro formale dei Brics, così da condizionare l’agenda dei più ufficiali vertici tra i capi di stato e di governo e promuovere una politica estera basata sulla cooperazione ed il rifiuto di ingerenze e guerre. Il prossimo appuntamento sarà in Sudafrica, paese che si è speso a lungo per cercare una via diplomatica alla vicenda libica, prima che la Nato sferrasse l’attacco ed il paese sprofondasse nel caos più assoluto.

E di particolare interesse è il fatto che a promuovere questo incontro ed ospitarlo, sia stata l’associazione per la pace indiana. Quest’ultima è figlia della storica posizione di Nehru ed Indira Gandhi e dei movimenti marxisti e pacifisti del paese, che hanno portato l’India per una lunga fase ad essere un paese capofila del movimento dei non allineati, posizione questa che ha aiutato il gigante asiatico a dialogare sia con Usa ed Urss, che con la confinante Cina. Oggi, il movimento per la pace indiano continua a vedere una importante egemonia dei comunisti (CPI e CPIm) e la presenza di importanti settori del Congresso ed è diventata la nuova organizzazione che coordina l’Asia nella geografia interna del Consiglio Mondiale per la Pace. 

Tutto questo, è evidente, fa affiorare diverse contraddizioni della politica di Nuova Delhi, a partire dal fatto che nella dichiarazione finale del meeting si parla di non ingerenza esterna in Siria, mentre il voto indiano all’Onu è andato in direzione di un rafforzamento delle sanzioni contro il regime di Assad. Ma questa contraddizione è il frutto di un “grande gioco” e della sfida, di portata internazionale, che si gioca sull’intero paese. Russia e Cina stanno lavorando ai fianchi il Partito del Congresso, che è al governo dell’India, e dentro le sue contraddizioni per stringere sempre più il paese su una posizione più smarcata dagli Usa. La frazione del Congresso all’interno dell’associazione per la pace non condivide la scelta del governo di legarsi militarmente agli Usa, intravedendo per il paese (e per se stessi) maggiori ambiti di sviluppo e crescita dentro una concertazione coi Brics, coi quali condividono un comune passato di lotte anticoloniali. 

Non sappiamo se questi meeting riusciranno nell’impresa. Quel che è certo è che i Brics non rappresentano un monolite ma la cooperazione fra questi paesi è uno degli aspetti essenziali, assieme alla crescita dei movimenti di lotta popolari, di maggiore resistenza all’imperialismo. La collocazione internazionale dell’India viene vista dagli Usa come il grimaldello per mettere in crisi questa (pre)potente ascesa degli emergenti. È qui che si gioca la partita e la competizione per l’egemonia mondiale e l’India, come un tempo, è un pedina essenziale sullo scacchiere globale.

2) Il Consiglio Mondiale della Pace (WPC) è un'organizzazione internazionale che sostiene il disarmo universale, la sovranità e l’indipendenza degli stati e dei popoli, la lotta contro l’imperialismo, le armi di distruzione di massa ed ogni forma di discriminazione. 

Fondata nel 1950 ha promosso e promuove campagne di pace in tutto il mondo, opponendosi all’imperialismo degli Stati Uniti. 

Il suo primo presidente è stato il eminente fisico Frédéric Joliot-Curie . La sede a Helsinki dal 1968-1999 ed ora in Grecia.

 

La storia organizzativa

Origini

 

Il WPC in realtà nasce al Congresso tenutosi a Wroclaw , in Polonia nel 1948. Dobbiamo poi ricordare un congresso successivo a Parigi e Praga nel 1949  dove venne creato un Comitato mondiale dei partigiani per la pace, ed, infine, al congresso di Sheffield e poi di Varsavia nel 1950 si costituisce come  Consiglio Mondiale della Pace.

Le origini del WPC sono certamente legate alla cosiddetta guerra fredda ed alla dottrina del Cominform. 

Alcune citazioni dagli atti del Cominform: “la pace dovrebbe diventare il perno di tutta l'attività dei partiti comunisti";  nel 1950 il Cominform ha adottato la relazione di Michail Suslov , un alto funzionario sovietico , lodando i partigiani per la pace e la risoluzione che "I Partiti Comunisti e dei lavoratori devono utilizzare tutti i mezzi di lotta per garantire una pace stabile e duratura, subordinando la loro intera attività a questo" e che "Particolare attenzione deve essere dedicata al disegno della pace. Sindacati, movimento, donne, giovani, cooperative, sport, cultura, educazione, organizzazioni religiose e altre  e anche scienziati, scrittori, giornalisti, operatori culturali, leader politici e pubblici parlamentari e altri che agiscano in difesa della pace e contro la guerra. "

Lawrence Wittner, uno storico del dopoguerra del movimento per la pace sostiene che l'Unione Sovietica ha dedicato grandi sforzi per la promozione del WPC nei primi anni del dopoguerra perché temeva un attacco americano e la superiorità americana delle armi  in un momento in cui gli Stati Uniti possedevano la bomba atomica , mentre l'Unione Sovietica non l’aveva ancora.

 

Wroclaw 1948

Il Congresso Mondiale degli Intellettuali per la Pace riuniti a Wroclaw il 6 agosto 1948.  E 'eletto un comitato permanente internazionale di intellettuali in difesa della Pace (noto anche come il Comitato internazionale di intellettuali per la Pace) e il Comitato di collegamento internazionale degli intellettuali per la pace), con sede a Parigi. Questo dovrà impegnarsi per la creazione di succursali nazionali e incontri nazionali lungo le stesse linee del Congresso Mondiale. In conformità con questa politica, una Conferenza per la scienza e la cultura la pace nel mondo si è tenuta a New York nel marzo 1949.

 

Parigi e Praga 1949

Il Congresso Mondiale degli avvocati di Pace di Parigi (20 aprile 1949) riconfermò la  Cominform che il mondo era diviso tra "un blocco non-aggressivo, quello sovietico, e un gruppo imperialista  guidato dal governo degli Stati Uniti".  E 'istituito un Comitato mondiale dei partigiani per la pace, guidata da un Ufficio Esecutivo composto da dodici persone e presieduto dal professor Frédéric Joliot-Curie, un premio Nobel per la fisica, Alto Commissario per l'energia atomica e membro del Istituto Francese .  Il Congresso venne interrotto dalle autorità francesi che hanno rifiutato i visti ai tanti delegati finchè il Congresso si trasferì a Praga ". E’ qui che litografia di Picasso, La Colombe (The Dove) è stata scelta come emblema per il Congresso  ed è stato successivamente adottato come simbolo del WPC. (vedi foto).

 

Sheffield e Varsavia 1950

Nel 1950, il Congresso Mondiale dei sostenitori della pace ha adottato una costituzione permanente per il Consiglio Mondiale per la Pace, che ha sostituito il Comitato dei Partigiani per la pace. L'apertura del congresso WPC condannò la bomba atomica e l’ invasione americana della Corea. Si raccomanda la creazione di comitati di pace nazionali in tutti i paesi si  respinge il pacifismo ed il movimento per la pace dei non allineati. La sua tenuta era originariamente prevista a  Sheffield, ma le autorità britanniche  rifiutarono i visti per molti delegati e il Congresso fu costretto a trasferirsi a Varsavia. Il primo ministro britannico Clement Attlee denunciò il Congresso come un "foro falso di pace con il vero scopo di sabotare la difesa nazionale" e diede un "termine ragionevole" ai delegati stranieri per allontanarsi.  Tra coloro che vennero espulsi dal governo inglese c’erano  Frédéric Joliot-Curie, Ilya Ehrenburg , Alexander Fadeyev e Dmitri Shostakovich

Il numero dei delegati a Sheffield si ridusse dai previsti 2.000 a 500, la metà dei quali erano inglesi. 

 

Early 1950

Il WPC è  diretto dal Dipartimento Internazionale del Comitato Centrale del Partito comunista sovietico attraverso il Comitato Pace Sovietica , anche se tendeva a non presentarsi come un organo della politica estera sovietica, ma piuttosto come l'espressione di le aspirazioni dei "popoli amanti della pace del mondo". 

Congressi successivi si sono svolti a Vienna ,  Berlino, Helsinki e Stoccolma. 

Il WPC ha guidato il movimento di pace internazionale nei primi anni 1950, ma la sua incapacità di parlare contro la repressione russa della rivolta ungherese del 1956 e la ripresa da parte dell’URSS di  test nucleari nel 1961  e comunque il clima internazionale finì per emarginare il movimento. 

Attività

Fino alla fine degli anni ‘80, l'attività principale del Consiglio Mondiale della Pace è stata l'organizzazione di grandi congressi internazionali, la quasi totalità dei quali vedeva oltre 2.000 delegati in rappresentanza di quasi tutti i paesi del mondo. 

La maggior parte dei delegati provenienti da organizzazioni “filo-comuniste”, con alcuni osservatori di enti non-allineati. Continuarono anche le riunioni dell'Assemblea WPC, il suo massimo organo di governo. I Congressi e Assemblee hanno rilasciato dichiarazioni, appelli e risoluzioni che chiedevano la pace nel mondo, condannando in particolare le azioni degli Stati Uniti. Il WPC è stato coinvolto in manifestazioni e proteste in particolare nelle zone confinanti degli Stati Uniti, contro le  installazioni militari in Europa occidentale e contro la proliferazione delle armi nucleari . Notevole in quegli anni il coinvolgimento nelle proteste contro  la guerra del Vietnam. Nel 1980 condusse una campagna contro il dispiegamento di missili americani in Europa. Dopo il cosiddetto crollo del comunismo , la WPC perse una parte del suo sostegno e si può dire seguì il corso degli eventi di quegli anni. 

A proposito di armi nucleari: Il 18 marzo 1950, il WPC  lanciò il suo appello di Stoccolma in una riunione del Comitato permanente del Congresso Mondiale della Pace,  chiese il divieto assoluto delle armi nucleari. La campagna ha ricevuto il sostegno popolare, ed erano state  raccolte, sembra, 560 milioni di firme in Europa, la maggior parte nei paesi socialisti, 10 milioni in Francia (tra cui quella del giovane Jacques Chirac ), e 155 milioni di firme in Unione Sovietica. 

Diversi gruppi di pace non allineati che si erano allontanati dal WPC (perchè considerato allineato all’URSS) avevano consigliato ai loro sostenitori di non firmare l'Appello.

Nel mese di giugno 1975, il WPC  lanciò un secondo appello di Stoccolma nel corso di un periodo di distensione tra Est e Ovest, dichiarando che "Le vittorie di pace e di distensione hanno creato un nuovo clima internazionale, nuove speranze, nuova fiducia, ottimismo fra i popoli». 

Il Congresso mondiale per la Pace ha pubblicato due riviste, “Nuove prospettive” e “Courier Pace”. La sua rivista attuale è Messaggero di Pace.

Il WPC ha ricevuto numerosi premi per la pace , alcuni dei quali, si è detto, sono stati assegnati ai politici che hanno finanziato l'organizzazione. 

 

Relazioni con i non-allineati gruppi pacifisti

Il WPC negli anni della cosiddetta guerra fredda veniva descritto come il movimento  che "ha cercato di diventare un movimento vasto mentre viene sempre più strumentalizzato per servire la politica estera in Unione Sovietica e nei paesi nominalmente socialisti". Come il movimento che dal 1950 fino alla fine degli anni 1980 ha provato ad utilizzare le organizzazioni dei “non allineati” pacifiste per diffondere il punto di vista sovietico. Si rimproverò loro di mancanza di critica e di impossibilità da parte dei delegati occidentali di criticare l'Unione Sovietica in occasione di conferenze WPC e del loro silenzio sugli armamenti russi.  

La guerra fredda dunque  portò a poco a poco una parte dei non allineati a dissociarsi dal WPC.

Nel clima di guerra fredda e di “caccia alle streghe” il movimento dei non allineati per la pace "era costantemente sotto la minaccia di essere offuscato e denunciato come  associazione dichiaratamente filo-sovietica";  molti individui ed organizzazioni "accuratamente hanno evitato di contatto con i comunisti e compagni di viaggio".  Già nel 1949 il Meeting pacifista mise in guardia contro una collaborazione attiva con i comunisti.  Nel 1950, diverse organizzazioni per la pace svedesi misero in guardia i loro sostenitori contro la firma all’appello di Stoccolma del WPC. Nel 1953, il Comitato di collegamento internazionale delle organizzazioni per la pace ha dichiarato di non avere "nessuna associazione con il Consiglio Mondiale della Pace ". Nel 1956, l’anno in cui il WPC aveva condannato la guerra di Suez,  la sezione tedesca della War Resisters internazionale pensò bene di  condannare il Congresso mondiale per la sua incapacità di rispondere ai test  sovietici per la bomba H.  In Svezia, Aktionsgruppen Mot Svensk Atombomb scoraggiarono i propri membri a partecipare ai comitati di pace. 

In Gran Bretagna, nel ’58 il CND consiglia i gruppi a non partecipare a una prossima conferenza WPC. 

Negli Stati Uniti, SANE respinge i ricorsi di WPC per la cooperazione.

La rottura definitiva si è verificata durante Congresso Mondiale per la Pace e il disarmo a Mosca nel ’62.  Il WPC aveva invitato i gruppi non allineati ma quando gli attivisti occidentali tra cui gli inglesi del  Comitato di 100  cercarono di dimostrare in Piazza Rossa contro le armi sovietiche e il sistema comunista, i loro striscioni vennero  confiscati e la manifestazione venne sciolta. 

Fu la scissione: 40 organizzazioni dei non allineati deciso di formare un nuovo organismo internazionale, la Confederazione internazionale per il disarmo e la pace

Naturalmente queste divisioni all’interno del movimento continuarono ad essere invece ben strumentalizzate ed interpretate ad uso e consumo....

Il Presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan ebbe a dire che le manifestazioni di pace in Europa nel 1981 erano "tutte sponsorizzate da una cosa chiamata Consiglio Mondiale della Pace, che viene  pagato  dall'Unione Sovietica" smentendo la stessa FBI che ebbe a  riferire al Comitato Permanente sull’Intelligence della Camera che il WPC affiliato ovvero l’ US Consiglio di pace è stato uno degli organizzatori di una grande protesta di pace a New York City, ma il KGB non aveva manipolato il movimento americano "in modo significativo". 

Vi risparmio la serie di altre polemiche o pettegolezzi ma si voleva solo ricordare che purtroppo negli anni della guerra fredda e successivi il movimento subì tutte le conseguenze e manipolazioni ben note......Anche ad es. ci sono state 

Denuncie di misure della CIA contro il WPC

La Central Intelligence Agency si dice che abbia intrapreso azioni sotto copertura nei confronti del WPC, nel tentativo di neutralizzare le sue campagne contro gli Stati Uniti e impedendole di organizzarle al di fuori del blocco comunista.  

Il Congress for Cultural Freedom , fondato nel 1950 con il sostegno della CIA, venne istituito in parte per contrastare la propaganda del WPC emergente.

 

Dopo la scomparsa del comunismo

Sicuramente a seguito degli eventi del 1991 e della disgregazione dell'Unione Sovietica , il WPC ha subito una diminuzione di influenza e numerica etc....

Tuttavia oggi in un contesto internazionale sempre più “difficile” e foriero e portatore di guerre di ogni tipo..... ritorna forse a farsi sentire a più gran voce. 

Il WPC oggi rappresenta più di 100 nazioni e movimenti per la pace nazionale e chi volesse saperne di più ha un sito dove sono elencati anche i suoi membri ufficiali.

http://www.wpc-in.org/

Il WPC ha attualmente tra i suoi obiettivi: Azioni contro le guerre imperialiste e occupazione di paesi sovrani e delle nazioni; divieto di tutte le armi di distruzione di massa; l'abolizione delle basi militari straniere; il disarmo universale sotto un efficace controllo internazionale; l'eliminazione di ogni forma di colonialismo, neo- colonialismo, razzismo, sessismo e altre forme di discriminazione; il rispetto per il diritto dei popoli alla sovranità e all'indipendenza, essenziali per l'instaurazione della pace; la non-interferenza negli affari interni delle nazioni; la coesistenza pacifica tra gli stati con diversi sistemi politici; il ricorso a  negoziati invece dell’ uso della forza nella risoluzione delle differenze tra le nazioni.

Il WPC è una ONG presso le Nazioni Unite e collabora oggi attivamente con il Movimento dei Non Allineati. Collabora con  l’UNESCO,  con la Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (UNCTAD), con l’organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale (UNIDO), con l’ Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) e altre agenzie specializzate delle Nazioni Unite, delle commissioni speciali e dipartimenti. 

Collabora anche con l' Unione Africana , la Lega degli Stati arabi e con altri organismi inter-governativi.

 

Organizzazioni aderenti

A marzo 2011 i suoi membri erano: 

  • Azione internazionale per la liberazione del Belgio
  • Forum di Belgrado per il mondo di uguali
  • Centro Brasiliano di Solidarietà dei popoli e la lotta per la pace (CEBRAPAZ)
  • Canadian Pace Congress
  • Consejo Español en Defensa de la Solidaridad y la Paz (CEDESPAZ)
  • Movimento Cubano per la Pace e la Sovranità dei Popoli (MOVPAZ)
  • Consiglio della Pace di Cipro
  • Czech Pace Movimento
  • Comitato finlandese della Pace
  • Consiglio di pace tedesco
  • Comitato Greco per la distensione internazionale e la Pace (EEDYE)
  • Comitato giapponese per la Pace
  • Le mouvement de la paix de France
  • Movimento per la Pace, la Sovranità e la Solidarietà tra i Popoli (MOPASSOL-argentino)
  • Consiglio della Pace e solidarietà del Nepal (NPSC)
  • OSPAAAL Spagna
  • Associazione per la Pace di Turchia
  • Consiglio per la Pace e la Cooperazione portoghese
  • Consiglio di pace rumeno
  • Comitato della Pace svedese
  • Movimento svizzero della Pace
  • Consiglio di pace degli USA
  • Vrede (Belgio)

 

Molti sono poi i gruppi associati e per questo ed altro si può consultare il sito citato.


La leadership attuale

  • Presidente: Socorro Gomes, Centro Brasiliano di Solidarietà con i Popoli e la lotta per la pace (CEBRAPAZ)
  • Segretario Generale: Thanasis Pafilis, Comitato greco per la Distensione Internazionale e la Pace (EEDYE)
  • Segretario Esecutivo: Iraklis Tsavdaridis, Comitato greco per la Distensione Internazionale e la Pace (EEDYE) 

 

Segretariato

I membri del Segretariato del WPC sono:

  • Organizzazione AIPSO - India
  • Centro Brasiliano di Solidarietà con i Popoli e la lotta per la pace (CEBRAPAZ)
  • Comitato della Pace Congo
  • Movimento Cubano per la Pace e la Sovranità dei Popoli (MOVPAZ)
  • German Peace Council (DFR)
  • Comitato greco per la Distensione Internazionale e la Pace (EEDYE)
  • Comitato della Pace Giappone
  • Comitato palestinese per la pace e la solidarietà (PCP)
  • Consiglio per la Pace e la Cooperazione portoghese (CPPC)
  • Peace Initiative in  South Africa 
  • Syrian National Peace Council
  • US Peace Council (USPC)
  • Vietnam Comitato Pace (VPC) 

 

3) Da Antonino Pellitteri 

I giornali libanesi di oggi danno grande risalto al XVI congresso dei paesi non allineati che si tiene a Teheran. E' sicuramente un importante riunione che costituisce uno spartiacque con i congressi precedenti. Sarebbe riduttivo affermare che si tratta soltanto del successo della diplomazia iraniana; senza dubbio l'Iran ha lavorato bene, giocando le sue carte di un grande Stato regionale, e la presenza di 120 delegazioni ad altissimo livello premia la politica iraniana, non fosse altro per le forti pressioni Statunitensi ed occidentali alla non partecipazione. Ma è un successo importante per più di un motivo riguardante le relazioni internazionali di oggi. Come ha sottolineato l'ayatullah Khamenei, capo spirituale della Repubblica islamica dell'Iran, il XVI congresso dei non allineati deve porsi l'obiettivo concreto di orientare una parte importante del mondo, i non allineati in Asia, Africa e America Latina, ma anche nella stessa Europa, nel contrasto del dominio di pochi potenti della terra, al fine di creare il nuovo ordine mondiale, come è nei fatti, su basi “giuste ed eque” contro il nuovo imperialismo. Non è più accettabile che alcuni, come accade da qualche decennio, continuino ad ingerire negli affari interni dei paesi sovrani – ribadisce Khamenei - col pretesto della lotta alle armi di distruzione di massa e dell'affermazione dei cosiddetti diritti umani, utilizzando il Consiglio di Sicurezza dell'Onu a proprio uso e consumo. Tale idea è accolta da tutti i partecipanti e dal nuovo ra'is egiziano che è intervenuto come presidente uscente dei non allineati. Il secondo motivo di successo è il riavvicinamento tra Iran ed Egitto dopo circa trent'anni. Reputo ciò un dato di grande interesse per le prospettive di stabilità regionale e l'evoluzione dei rapporti internazionali. Il risalto dato alla vicenda dalla stampa iraniana ed egiziana ne è una dimostrazione, così come il fatto che la ripresa dei rapporti venga considerata dall'Egitto “scelta strategica”. Non mi preoccuperei molto della parte del discorso che Mursi ha dedicato alla Siria, era quasi scontato, così come scontata è stata la protesta plateale della delegazione siriana guidata dal ministro degli esteri al-Mu'allim. Anche il plauso degli Usa per il “chiaro e forte monito” del presidente egiziano contro il regime siriano, fa parte del gioco. Mi sembra più importante quanto è emerso dai colloqui tra lo stesso Mursi e l'iraniano Ahmadi-Najad. 1) L'Iran è parte attiva per la soluzione delle crisi regionali, non può essere escluso; 2) le crisi regionali vanno risolte all'interno della regione senza interventi dall'esterno, sotto qualsiasi forma; 3) la crisi siriana va affrontata senza guerre e assecondando con il dialogo tra le parti il necessario processo di transizione pacifico. Certo, diverse sono state le sfumature tra i due leaders, ma la sostanza è condivisa da entrambi. La qual cosa non è la politica portata avanti dagli Usa, da Israele, da alcuni paesi europei, quali Francia ed Inghilterra, e da alcuni paesi arabi del Gofo. Vedremo pertanto in quali modi si potrà concretizzare la recente proposta dell'Egitto di riunire sulla Siria i quattro paesi interessati della regione: Egitto, Iran, Turchia e Arabia saudita. Sul tema è importante inoltre citare la proposta annunciata a Teheran dal delegato iracheno 'Ali Musawi a nome del capo del governo di Baghdad. L'Iraq è paese guida in questa fase della Lega araba. Il piano proposto da al-Maliki per la soluzione della crisi siriana prevederebbe: collaborazione al fine di formare un governo di transizione espressione di tutte le parti della società siriana, e con un presidente del governo da tutti condiviso. Il piano inoltre contempla la scelta di una personalità siriana accettata da tutti alla presidenza del tavolo di trattative tra governo ed opposizione, col fine di giungere ad una soluzione da tutti accolta. Ciò presuppone un forte appello, sostiene il delegato iracheno, alla fine della violenza causata “da tutte le parti contendenti” e un forte monito contro ogni intervento esterno negli affari siriani. Il tavolo delle trattative, aggiunge Musawi, lavorerà sotto gli auspici ed il controllo della Lega araba, e questa, assieme ad osservatori internazionali, avrà cura di garantire libere elezioni politiche che concluderanno la fase transitoria. Aspettiamo il comunicato finale del XVI congresso di Teheran su questi temi, come su altri di capitale importanza, quale continua ad essere la questione palestinese, wa inshallah khayr!

 

 

 
 

LA CRISI IN MALI: DOCUMENTO N.5 - CRONACA DI UNA RICOLONIZZAZIONE PROGRAMMATA

L’ultimo documento pubblicato era la relazione di un gruppo di maliani facenti capo alla Convergenza ... che recatosi al Nord per incontrare la popolazione e le forze occupanti propone al governo del Mali l’avvio di contatti con queste stese forze.

Il grande dilemma del Mali in questa fase è forse tutto qui: partendo dall’intangibilità del territorio nazionale quale via scegliere ma sopratutto quale strada poter scegliere per una soluzione che restituisca al Mali una pace duratura e giusta?

La cosiddetta Comunità internazionale e la CEDEAO hanno fatto pressione e chiesto/imposto un governo di unità nazionale come presupposto per gli aiuti. Il governo è stato fatto ed è del tutto operativo. Ora la stessa comunità internazionale torna a chiedere che siano fatte elezioni nel Paese ovvero esclusivamente nel sud perchè è ovviamente impensabile farle nel nord occupato. E questa è oltre che un assurdità a mio avviso risulta anche un tantino provocatoria: anche un bambino capirebbe che svolgere le elezioni del paese prima della riconquista dei territori occupati significherebbe avvallare la divisione e creare il caos. Ma questo comportamento da “incendiari e pompieri” come si usa dire ha già portato i suoi frutti alquanto malefici in altre situazione e questo nè la CEDEAO e né la cosiddetta comunità internazionale possono far finta di non saperlo.
E intanto gli aiuti logistici che Bamako ha chiesto dal primo giorno (a fronte di proposte mirate a “securizzare” il governo maliano.....) non arrivano e le armi acquistate legalmente dal governo di Bamako (anche se in base alle ultime notizie sembra che la questione si stia risolvendo) sono bloccate nei porti africani (per intervento della CEDEAO stessa!)
Il Mali attende che l’ONU dia il suo avvallo per un intervento maliano (se pur con l’appoggio logistico e anche parzialmente in uomini della CEDEAO etc..) ma questo non arriva. Certo l’ONU e la cosiddetta comunità internazionale in questa fase sono più “occupati” del solito..... (Siria, Iran....Usa ed elezioni..., Europa in “crisi” e chi più ne ha più ne metta!!) ma forse non è (solo) questo..... ma al contrario forse si giudica che la situazione in Mali al nord del Mali non è ancora abbastanza “matura”......?!

In questo contesto da molti dunque l’idea di trattare con quelli che (a ragione a mio avviso) vengono qualificati come terroristi..... sembra essere un tentativo di riaggiustare le cose come si è fatto per circa un ventennio cosa che come noto ha portato alla situazione che il Mali sta ora vivendo. Non si comprende infine da parte di molti come si possa e su quali basi e compromessi negoziare con chi ha usato le armi contro il paese e la popolazione civile contro chi sta usando metodi violenti per applicare la cosiddetta charia ed ha come obiettivo non “negoziabile” quello di applicarla a tutto il paese. Come si può negoziare in ultima analisi con dei terroristi. Si teme che tutto questo tentativo di “mediazione” sia solo un diversivo per radicarsi ancor di più nel paese..... e rendere certamente sempre più difficile il respingimento e la liberazione del Nord.

Molti segnalano che anzi il governo dovrebbe prendere misure da “stato di guerra” poichè questa è la situazione! Ed il rischio “terrorismo” si potrebbe fare più pressante anche nella parte Sud del paese ed a Bamako in particolare.
Il rischio anche di un islamizzazione di tutto il paese è pressante. E qui ricordo la polemica destata dalla creazione di una sorta di ministero dei culti nel governo attuale e comunque dell’ingresso nello stesso dei rappresentanti dell’Alto Consiglio Islamico cosa che sicuramente mette in discussione la laicità costituzionalmente protetta del Mali che è sempre stato un paese a maggioranza musulmana ma profondamente “moderato” e legato in fondo alla propria cultura africana.

Nella ricerca legittima e auspicabile certo di una soluzione pacifica si rischia tuttavia di non strutturare una difesa di fronte ai tanti rischi che il paese vive: l’avanzata dei terroristi al nord certamente, l’infiltrazione islamista e terrorista in tutto il paese, le manovre della CEDEAO (vista come il braccio dell’occidente) che accolglie l’MNLA, la Svizzera che finanzia un incontro del MNLA, paesi dell’area come il Qatar che finanziano gruppi islamisti (Ancar Dine) etc etc..... A proposito della Svizzera, ci si potrebbe chiedere come mai proprio questo paese (accusato peraltro di finanziare non solo MNLA ma anche Ancar Dine) o forse per chi sa che quel paese è una sorta di “cassaforte internazionale” non solo di danaro più o meno pulito ma anche di danaro proveniente da traffici un pò meno puliti la domanda potrebbe sembrare ingenua...; ma la questione secondo molti dovrebbe essere portata davanti al Consiglio di sicurezza dell’ONU ma il governo maliano non lo ha fatto......
Insomma il Mali è strozzato tra un occupazione che non intende certamente accettare e le grandi e piccole manovre della comunità internazionale e tutto il suo seguito.....ma vogliamo ancora sperare con tutte le nostre forze che  il popolo maliano tutto sappia trovare la via alla propria autodeterminazione ed alla Pace.


Pubblico oggi un documento che potrebbe essere definito ormai datato ma non lo è certamente. E’ il “Manifesto” firmato da alcuni intellettuali e appartenenti alla società civile maliana tra cui Aminata Traoré...quando si era ancora all’inizio della crisi. Esso ci offre un analisi chiara e precisa delle cause ed anche della situazione reale dei primi mesi della stessa spezzando dunque una lancia su vari stereotipi molto diffusi qui nella stampa italiana a non solo....; inquadrando la crisi maliana nel disegno di ricolonizzazione che  l’Africa sembra stia vivendo e subendo in questi ultimi anni di cosiddetta crisi dell’occidente, cerca anche di dare alcune soluzioni e risposte alla stessa.

Il testo è uscito anche sul sito del FORAM che è il Forum pour un autre Mali diretto da Aminata Traoré e che trovate in francese anche su altri siti quali quello del partito SADI etc.... E’ anche uscito su un sito in italiano ma con alcune omissioni.

Rosalba Calabretta

IL DOCUMENTO LO POTETE LEGGERE E SCARICARE QUI:

res/site104700/res726129_CRONACA-DI-UNA-RICOLONIZZAZIONE-PROGRAMMATA-ITALIANO-PDF.pdf

LA CRISI IN MALI: UN DOCUMENTO SULLE MINIERE D'ORO

LA CRISI IN MALI: UN DOCUMENTO SULLE MINIERE D'ORO
Questo è un articolo dell’amico Sekou Kiassou Diallo uscito su Malibuzz.com ed anche  su maliweb.net che voglio pubblicare qui tradotto in italiano anche se apparentemente non tocca quello che è il tema centrale di queste nostre pubblicazioni. Tocca tuttavia uno dei temi fondamentali per capire la crisi in Mali a mio avviso e per capire in fondo l’Africa oggi.....
Come ben spiegato nell’articolo il Mali nel corso dei secoli (quelli prima di noi....) aveva grandi riserve di oro ed anzi si può dire sia passato alla storia proprio ed anche per questa sua ricchezza che era al centro di quelle vie commerciali che hanno fatto la grandezza non solo economica e commerciale ma anche culturale di tutta l’area del Sahel-Sahara. E’  dunque legittimo chiedersi come mai  oggi (che quella ricchezza  ancora possiede in abbondanza...) il paese è catalogato tra i più poveri del mondo.

Ma ci sono altri spunti importanti in questo articolo: non solo dunque quello che possiamo definire il “solito sfruttamento selvaggio” dell’Africa da parte delle multinazionali dei minerali e non solo.... ma prendendo spunto da un comunicato dell’attuale ministro delle miniere (ricordo a tutti che il Mali sta vivendo un momento enormemente critico ma anche di grande cambiamento che sarà necessario proprio di fronte alle nuove sfide e ci auguriamo che il percorso sia tutto in favore del popolo maliano ), ci fa ragionare su alcuni temi che possono sembrare banali ma che sono invece determinanti per lo sviluppo dell’Africa e forse - a mio avviso -  anche per un riequilibrio mondiale e per la salvezza di tutto il Pianeta di cui fa parte la razza Umana.
Quale sviluppo per l’Africa?......


ACCRESCERE LA PRODUZIONE DELL’ORO VA BENE, MA CONTROLLARLA E’ MEGLIO. LETTERA APERTA AL MINISTRO MALIANO DELLE MINIERE, MONSIEUR AMADOU BABA SY

IL DOCUMENTO QUI:

www.solidaritenordsud.net/res/site104700/res727000_Miniere-oro-Di-Sekou-Italiano-PDF.pdf





ANALISI DELLA CRISI MALIANA DI TAHIROU BAH - DOC. n.7

ANALISI DELLA CRISI MALIANA DI TAHIROU BAH - DOC. ...
Tahirou Bah è originario di Ségou, città del Mali conosciuta per la sua resistenza. E’ un insegnante di storia e militante della società civile ville e membro dell’ufficio politico del partito della sinistra all’opposizione ed è anche scrittore. Ricordo il suo libro “Il Mali: un processo permanente” opera da leggere sicuramente per chi vuole capire il Mali e sopratutto il Mali oggi.

Analisi della crisi maliana lo potete scaricare qui è un documento scritto il 5 aprile dunque ormai datato si potrebbe pensare ma al contrario è molto attuale e fa un analisi molto dettagliata e chiara della situazione se pur molto dura forse per alcuni ma sicuramente abbastanza realistica.

Nella foto sopra: il Palazzo di Amadou Shaikh di SEGOU.



  • LA CRISI IN MALI: IL MOVIMENTO A YELE' SI ESPRIME - DOC. N. 8

COME FORSE SAPRETE IN QUESTO MOMENTO LA SOCIETA' CIVILE E POLITICA MALIANA DISCUTE SULLE MODALITA' DI INTERVENTO PER LA RICONQUISTA DEL NORD DEL MALI ED IN PARTICOLARE SULLA EVENTUALE NECESSITA' ED EFFICACIA DI UN INTERVENTO DELLE FORZE DELLA CEDEAO.
SU QUESTO TEMA IN MOLTI SI SONO ESPRESSI NELLA SOCIETA' MALIANA CONTRO L'INTERVENTO DIRETTO DI FORZE STRANIERE. QUI RINVIO ALL'ARTICOLO  NEL QUALE UNO DEGLI ATTORI DELLA SOCIETA' CIVILE E POLITICA DEL MALI (AGUIBOU KONE) SI ESPRIME RITENENDO CHE LA SOLUZIONE DEL PROBLEMA DEL NORD E' STRETTAMENTE LEGATA ED HA RADICI NEL SISTEMA POLITICO MALIANO...E DUNQUE PROPONE ALCUNI CAMBIAMENTI DIREI RADICALI NELLA GESTIONE DI QUEL SISTEMA ED A PARTIRE DALLA CULTURA E DALLE ISTITUZIONI AFRICANE E MALIANE.. A SUO AVVISO UNICO MODO PER RISOLVERE LA CRISI,  MENTRE METTE IN RISALTO IL RISCHIO CHE UN INTERVENTO "STRANIERO" FINIREBBE PER DIVIDERE IL POPOLO MALIANO INTRODUCENDO IL CAOS PER DECENNI (COME SUCCESSO IN AFGHANISTAN ED IN SOMALIA).

maliactu.net/la-demande-dintervention-de-troupes-etrangeres-au-mali-nengage-ni-le-mali-ni-les-maliens-selon-aguibou-kone/   (IN FRANCESE)

  • AGUIBOU KONE: MOVIMENTO A YELE' - DOC. n. 9

QUI NVECE PUBBLICHIAMO IN ITALIANO UN DOCUMENTO CHE CONTIENE AMPLI STRALCI DI UNO DEGLI APPELLI E DICHIARAZIONI DELLO STESSO AGUIBOU KONE CHE E' UN VECCHIO LEADER STUDENTESCO DEGLI ANNI '90, COSTRETTO ALL'ESILIO NEL '93. OGGI E' UNO DEGLI ATTORI CHIAVE DEL MOVIMENTO DEMOCRATICO MALIANO E PRESIDENTE DEL MOVIMENTO A YELE' E CANDIDATO ALLE ELEZIONI.
APPELLO IN FAVORE DI UNA SOLUZIONE PACIFICA E SOSTENIBILE CUI SEGUE UN ALTRO DOCUMENTO CHE VUOLE ESSERE IL PIANO DI USCITA DALLA CRISI SECONDO IL MOVIMENTO A YELE'
(IN ITALIANO)


  • UN BREVE SCRITTO DA FACEBOOK DI "BISSI BABEMBAPAIXAUMALI TRAORE" A PROPOSITO DI....RELIGIONE....ED ISLAMISMO. DOC. N. 10

Continuiamo la pubblicazione di alcuni documenti utilizzando anche dei testi brevi ma significativi che alcuni amici maliani stanno postando su facebook e che trattano di argomenti rilevanti per capire la crisi in Mali. 

Questo primo breve testo sicuramente nasce dalla necessità di capire il rapporto tra religione e politica, tra religione islamica in particolare atteso che parliamo di un paese che è a stragrande maggioranza musulmano ma che sta vivendo l'occupazione e la violenza da parte di cosiddetti gruppi islamisti. Di un paese che comunque appartiene all'Africa ed alla sua cultura africana. Il testo è di Bissi BabembaPaixauMaliTraoré (nome FB) e che abbiamo tradotto ed è stato pubblicato anche su Africa News it. del 24 ottobre.

Lo trovate qui:res/site104700/res741763_BISSI-relig-it..pdf

  • QUESTO DOCUMENTO DI MOUSSA MARA (DI CUI ABBIAMO GIA' PARLATO) PRENDE IN ESAME GLI ULTIMI EVENTI E SOPRATUTTO CERCA DI INDICARE PRIORITA' ED AZIONI NECESSARIE NON SOLO PER PORTARE IL MALI FUORI DALLA CRISI MA RESTITUIRGLI LA DIGNITA' E GRANDEZZA....... DOC. N.11

Lo potete scaricare qui: res/site104700/res742334_MOUSSA-MARA-IT.-N.2-PDF.pdf

  • DOC. N. 12  QUESTO DOCUMENTO PRENDE IN ESAME UNO DEI PROBLEMI (SE NON IL PROBLEMA) CAUSA DELLA SITUAZIONE ODIERNA IN MALI MA DI GRAN PARTE DELL'AFRICA OGGI: LA CORRUZIONE. LO FA ANALIZZANDONE LE CAUSE CHE SONO ANCHE NELLO STRAVOLGIMENTO DELLA CONCEZIONE DEL POTERE AFRICANA E DELLA SUA GESTIONE AVVENUTA CON IL COLONIALISMO, NON SANATA NEL POST-COLONIALISMO E DA ALCUNE PISTE DI SOLUZIONE PER L'AVVENIRE. E' UN TEMA CHE CI E' MOLTO CARO E CHE RITENIAMO RILEVANTE E DEL QUALE, PERALTRO, TRATTIAMO NEL LIBRO SUL MALI CHE STIAMO PER PREPARARE.

IL DOCUMENTO LO TROVATE QUI:  
res/site104700/res743656_COLONIALISMO-E-CORRUZIONE-E-AFRICA-PRECOLONIALE.-PISTE-PER-L-AVVENIRE.pdf